|
| |
Nanni
Luciano (Bologna 1937), scrittore, vive a Padova. Ha pubblicato
tre opere di narrativa:
La città profonda (1984, 1999 2° ed.),
Abaddon (1993), Corpus
e altri racconti (2002),
Ratio (2005), Il colore dei morti
(2006); un'opera sulla musica Musica strumentale da camera. Da Stradella a Stockhausen
(1997-20052, ha curato l'analisi testuale dell'Opera poetica di Alberto Gatti
e il Glossario di metrica italiana (2000,
20032). Fondatore nel 1956 del premio di poesia "Formica Nera". È
stato il coordinatore redazionale della rivista
Punto di Vista fino alla sua
chiusura (2005). Collabora col sito web Literary.it
Sulla sua produzione letteraria hanno scritto, tra gli altri:
I.M. Affinito «L’a. nelle descrizioni è
impeccabile nel bene e nel male, nel bello e nel brutto ed in codesta continua
alternanza dei due poli complementari che regolano l’andamento di tutte le cose
e persone, scorrono veloci le pagine ignorando una precisa conclusione di ogni
racconto. L’ambivalenza è credere o non credere, amare o non amare, dire o non
dire, essersi sposato o non, fermarsi o andare avanti, rivelare o tacere per
sempre.»;
S. Amodeo «Una certa audacia dello scrivere e, nello stesso tempo, l'ancoraggio a valori stilistici intramontabili.»;
S. Arcidiacono «[L’a.] mostra parecchia cura
nello stile, ed esibisce abilità di sintesi. La scrittura è intesa come ricerca
della verità e sue manifestazioni e la parola è evocativa e magica. Sa essere
onirico, pungente, amaro ma sempre consapevole della concretezza storica e sa
condurre le varie vicende a un centro di impasto decantato e spesso anche
innovativo.» ;
M. Balsamello «[Corpus] Uno splendido
percorso onirico-geografico ... prosa dinamica, potente, elegante, abbraccia il
circostante senza dimenticare la dimensione dell'oltre eventuale.»;
M.T. Barbero «Scrittura coinvolgente [Corpus]
quanto di non sempre facile interpretazione trattandosi appunto di racconti che,
nella loro originalità, impegnano il lettore al punto che questi si trova
inspiegabilmente compenetrato nei personaggi che via via l'autore con dovizia e
abilità chiama in causa.»; G. Bocchinfuso
«Una lingua non sofisticata, una calma descrittiva che non è noia ma costruzione
di tecnica di un racconto disteso, a tratti surreale. La capacità dell’a sta
proprio in quest’ultimo aspetto: il gioco del vivere umano che non segue solo i
tempi di ciò che razionalmente cerchiamo di fare ma ha anche momenti inconsci.»; D. Cara «[L'a.]
scrive per epigrafi i propri diari di contestazione aleatoria, difende il suo
mondo dalla Natura e dall'uomo che lo fissano insistentemente.»;
G. Cimino «L'autore ha saputo racchiudere un contenuto poco trattato [Musica strumentale da camera…], come si può cogliere soprattutto dalla bibliografia, dandoci un panorama generale e sintetico della materia, trattata con chiarezza espositiva e padronanza di
pensiero.»; E.M. Cipollini «Originale sia
nella trasposizione, che risente dei grandi modelli mitteleuropei, sia nella
cifra linguistica, che dà tono ai personaggi, sovente derealizzati.»;
A. Coppola «Questi racconti di N. secchi,
puntinati, dotati di allucinata intensità, rappresentano un viaggio appena
incominciato in luoghi da lui ispirati e fantasticati.»; L. Crespellani «...poesia
abbagliante, rirompente, incalzante, dove ritmo e ricerca della parola
acquistano un particolare significato.»;
F. De Napoli «[Corpus] Immagini di desolazione e di morte,
di demenziale e gratuita barbarie, vengono tratteggiate dall'a. con rara
maestria, con mano ferma e sapiente: possiede la capacità di individuare, fra i
mille segnali nascosti di una aberrazione il più delle volte privata e
domestica, le simbologie giuste per ritrarre con inequivocabile asciuttezza la
vuota 'corposità' dell'imperante nichilismo di sempre.»;
E. Diedo «[Corpus] Va oltre Kafka. È una metamorfosi con
passaggio dallo stato fisico allo stato meramente inconsistente dello spirito.»; R. Fanecco «[Musica strumentale da camera...] Commenti esaurienti sui 105 autori ... un ricco, rapido
promemoria.»; E. Farinella (sulla
narrativa) «I riferimenti temporali non mancano, ma sono portati su un piano estremamente
soggettivo (...) le sensazioni personali divengono gli unici input che
permettono di ricostruire la realtà.»; N. Fattori «[Abaddon] Sogni (incubi) da grande scrittore che vede l'insensatezza dell'affanno esistenziale perché il caso, la sorte (la morte) proiettano ombre deformanti su ogni
azione.»; F. Fedele «Sperimentazione
difficile e coraggiosa [in poesia], che induce a riflettere sul tema
estremamente arduo del rapporto tra le parole e le cose.»;
I. Fedeli «Stile interessante nel suo periodare in apparenza lento e pacato, ma terribilmente incalzante ed inquietante, e calato in un'atmosfera che stravolge la fabula scardinando la dimensione razionale delle
cose.»; R. Gentile «L'idealità
(...) è resa con la crudezza del reale tangibile e con la poesia di una
personale intima percezione che fa approdare l'autore a vette abissali,
difficilmente sondabili.»; M.G. Lenisa
«Racconti [Corpus] che intrattengono il lettore e lo immettono in una
tradizione colta e selettiva ... notevoli qualità stilistiche che propongono
l'inverosimile fino a renderlo 'vero' comunque e come allegoria del mistero che
ci circonda.»; F. Lepre «Un linguaggio chiaro e perfetto che finisce per avvincere il lettore e travolgerlo con il suo sorprendente estro creativo ... fantasia ardita che, in un viaggio straordinario nella sfera psichica, allarga maggiormente i suoi
orizzonti.»; A. Lippo (sulla narrativa) «Il corpus
linguistico è sempre attento, preciso. Nessuna sbavatura, né tampoco uno
sdilinquimento (...) I luoghi sono simboli preposti alla fabulazione, si
accendono simultaneamente e poi muoiono nell'abbraccio di un tempo diffamatorio.
Ma la parola vibra al di sopra di tutto.»; S. Manca «Stile astratto e crudele, imprevedibile nel
finale.»; F. Mandrino «Credo che la
maggior parte dei messaggi contenuti nelle parole siano qui intellegibili ormai
soltanto alla parte bio[poesia]logica che contribuisce alla formazione del pensiero ed
all’evoluzione del concetto.»; U. Marinello «Una guida preziosa [Musica strumentale...], unica in Italia... che ha un grande pregio: è comprensibile a tutti, anche ai non addetti ai lavori»;
G. Matthieu «Autorevole padrone di un lessico equivoco e denso di duplici
significati.»; W. Melani «Un libro denso [La
città profonda], forte di emozioni suggestive e coinvolgenti che lasciano
il segno dentro i più segreti luoghi dell'anima.»; S.
Montalto «L’atmosfera surreale mi è molto piaciuta, unitamente alla
freschezza del dettato che elimina ogni inutile preziosismo.»;
M.A. Mòsele «Le ambientazioni sono descritte
in modo molto minuzioso, particolareggiato, preciso. Il finale dei racconti è
quasi sempre imprevedibile, spesso tragico, tagliente, macabro.»; I. Mugnaini «Un io narrante
allucinato e tuttavia paradossalmente lucido, quasi chirurgico, capace di
condurre il lettore passo passo nei meandri e nei cunicoli contorti che
collegano la psiche alla dimensione esteriore, l'onirico al reale.»;
R. Onano «Soltanto il racconto eponimo
[Corpus] mi ha confuso
nella collocazione metafisica. È però di una tensione narrativa strepitosa. Avrò
sempre nella memoria i suoi racconti.»;
W. Nesti «Non è uno scrittore fantastico
nel senso corrente del termine, anche se poi i racconti, pur prendendo avvio da
un dato oggettivo, reale, imboccano subito la strada di una realtà altra,
dove il protagonista si smarrisce ma al tempo stesso vi partecipa in modo così
profondo da condizionarne i movimenti (...) capacità di attrarre il lettore con
uno stile piano, asciutto, spesso crudo. Immergendolo nel profondo dei labirinti
della mente e del sogno, riesce con straordinaria efficacia a rendere evidente
l’assenza di qualità insita nell’ordinarietà del vivere.»; D. Papetti «N. prosegue la spinta logica di una concezione del tutto dentro la scrittura: o del mondo fuori, là dove il tempo è smisurata accezione di un simbolismo
visionario.»; A. Piazza Nicolai «Ogni
strumento linguistico viene impiegato con infinita pazienza dall’a. per
costruire immagini surreali del vissuto, sofferto e sognato, che attirano il
lettore inesorabilmente nella totalità pulsante del racconto.»; G.
Poli «Il suo narrare, per l’asciuttezza formale e stilistica e per
la naturalezza con cui il dato quotidiano lievita nell’inquietudine onirica,
non ha ascendenze nostrane. Sono i nomi di Poe e Kafka a venire in mente.»;
G. Pre «Racconti inquietanti e suggestivi, unici nel loro genere.»;
C. Rao (sulla poesia) «...il movente è quello della alfabetizzazione, della parola avvertita come segno sonoro che, vibrando come indice e sostanza fonetica, rimanda a scorrimenti e ulteriori accumulazioni timbriche: nel flusso delle scansioni verbali ruotano - per cerchi concentrici - microstorie e recuperi, automatismi mai esasperati di corpi e flussi. Le sequenze vocative si snodano, così, con raggrumata originalità, per percezioni sottili e improvvise, per subitanee irruzioni nei vari strati della coscienza. E sempre con una tecnica riconducibile alle modalità della migliore tradizione colta contemporanea: probabilmente inglese, se proprio si vuole delimitare il campo. Alcuni avvii - a mio parere sorprendenti per scatto e consistenza - rivelano una eleganza che va ben oltre la sapienza del ritmo e dello stacco sincopato (quasi uno spartito musicale), nel senso che sono in realtà i riflessi di una condizione umana ad emergere. Dunque il giuoco dell'ombra esistenziale, ... le stagioni di una natura fatta di acque e pianure, il senso ultimo della vita stessa non sono confessati per facili trasalimenti e retoriche, semmai affidati - con intelligenza ed equilibrio - ad accordi, a suoni, a concerti da saper
ascoltare...»; T. Regna «Lo stile è
asciutto, essenziale; le descrizioni, pur essendo quanto mai dettagliate, non
sconfinano in inutili manierismi; i pochi dialoghi risultano incasellati alla
perfezione del corpo del racconto. Eppure la semplicità dello stile si
accompagna alla complessità della trama: la narrazione procede spedita, secca,
evolvendo in una qualità di stampo quasi kafkiano. Un viaggio nel lato oscuro
dell’animo umano che non può non affascinare il lettore attento.»; P. Rota «Una narrativa
inquietante e solitaria, che intende essere la scoperta del mondo e dell’uomo,
pur nell’identità dell’io, allo scopo di svelarne i mostruosi recessi.»;
L. Sfilio Borina «Stile scarno ed
essenziale, dialoghi che sono come lampi in un cielo minaccioso. Leggere questi
racconti è stato come scendere in un abisso inquietante e senza tempo.»; F. Tedeschi «...consonanza
sul tema dello spaesamento e sulla capacità di confondere, volutamente,
e trasferire immagini quotidiane in una dimensione onirica, pur cosciente.».
- e-mail
formicanera@virgilio.it
| |
 |
autore |
|